Passa al contenuto principale

Tag: tumore al seno

come la chiururgia conservativa milgiora la vita delle malate

Chirurgia conservativa: gli effetti positivi sulla vita della donna

La chirurgia conservativa influenza positivamente la qualità di vita delle donne malate di cancro ed è efficace in termini di sopravvivenza e guarigione.

Secondo i risultati della ricerca del Brigham and Women’s Hospital di Boston pubblicati sulla rivista JAMA Surgery, la tipologia di intervento scelta dalle donne giovani affette da cancro al seno influenza la loro qualità di vita.

Mastectomia e reazioni del sistema immunitario

Sulla prestigiosa rivista scientifica The Breast è stato pubblicato un articolo che conferma quanto dimostrato dalla ricerca di Boston. Inoltre, i luminari avanzano l’ipotesi che grazie alla radio post operatoria e alla migliore reazione del sistema immunitario, la chirurgia conservativa conduca anche a una riduzione della mortalità.

Nonostante negli Stati Uniti la mastectomia sia praticata soprattutto sulle donne giovani, i dati dimostrano come le donne percepiscano un peggioramento della qualità di vita successivo a interventi di mastectomia laterale o unilaterale.
Le pazienti sono meno stressate di fronte a interventi per la sola rimozione del tessuto malato o delle aree adiacenti il cancro.

La chirurgia conservativa mammella in Italia

Il Breast-Q, cioè un questionario con domande inerenti la qualità di vita, è stato sottoposto a 560 donne con un’età inferiore ai 40 anni, malate di cancro a diversi livelli.

Il campione è rappresentativo di donne con mastectomia bilaterale, unilaterale e conservativa con conseguente ciclo di radioterapia.

L’asportazione totale del seno è vista negativamente e produce effetti sull’attività fisica, le relazioni sessuali e la ricostruzione del seno post guarigione.

Per fortuna in Europa e in Italia la situazione è ben diversa: se negli Stati Uniti sono praticate due mastectomie ogni 5 casi diagnosticati, in Europa gli interventi drastici si dimezzano e in Italia ancora di più.
Perché questa differenza? In America variabili mediche ed economiche incidono sulle scelte oncologiche, i medici cercano di limitare i danni causati da possibili azioni legali in caso di recidive.

Oncoplastica: la nuova frontiera della lotta al cancro



In Italia assistiamo negli ultimi anni a un incremento delle tecniche di chirurgia conservativa, basti pensare che nei Centri Senologici circa l’80% dei trattamenti mira ad asportare contemporaneamente la neoplasia e salvaguardare l’estetica del seno.

Le nuove procedure oncoplastiche, coniugano l’oncologia alla chirurgia estetica, ottenendo ottimi risultati sia di guarigione sia estetici.
Gli interventi richiedono una pianificazione dettagliata dalla localizzazione del tumore alle caratteristiche della ghiandola mammaria coinvolta.

I risultati della ricerca di Boston confermano la positività di questo trend di cura, in quanto, almeno in Italia, solo una residua percentuale di donne è ancora sottoposta alla chirurgia demolitiva.

Per approfondire, leggi anche:

esistono diversi tipi di tumore alla mammella

Tumore alla mammella: in situ o infiltrante

Genericamente parliamo di tumore alla mammella, ma in realtà ne esistono di diversi a seconda della morfologia, biologia e risposte terapiche.
Dal punto di vista morfologico o istologico è possibile distinguere le cellule che originano la neoplasia: a seconda, cioè, che si tratti delle cellule dei lobuli o dei dotti lattiferi, il carcinoma è duttale, quello più frequente, o lobulare.
Lo sviluppo della maggior parte dei tipi di tumore al seno è determinato dagli ormoni estrogeni e progestinici prodotti dall’ovaio, che influenzano le cellule tumorali attraverso i recettori.
Inoltre, a seconda della capacità di coinvolgere altri tessuti, il tumore è in situ, quando non è invasivo mentre è definito infiltrante quando è invasivo e pericoloso.

Il carcinoma alla mammella in situ

In situ, dal latino “sul posto”, significa che il tumore è contenuto negli spazi ghiandolari, duttali o lobulari e quindi non ha prodotto metastasi in altre parti del corpo.
In particolare il tumore duttale in situ, anche detto intraduttale, può essere di grado basso, intermedio o alto.
Le atipie cellulari sono graduate al microscopio e in genere nell’intraduttale a basso grado c’è una minore possibilità di recidive e ciò influenza anche le relative terapie prescritte.
C’è da precisare che il carcinoma duttale in situ è curabile, ma prevede l’asportazione della lesione che può recidivare e l’entità dell’asportazione dipende dai margini, valutati dallo specialista anatomopatologo.
Nel caso del lobulare in situ parliamo di una lesione pre-neoplastica multicentrica che spesso non viene curata con l’intervento chirurgico, ma con monitoraggi costanti della sua evoluzione.

La stadiazione per i tumori infiltranti

Quando il cancro è definito infiltrante e quindi invasivo si procede alla valutazione attraverso stadiazione degli organi circostanti, in primis le ghiandole ascellari.
La prognosi e la terapia dipendono dall’estensione del tumore dalla mammella ad altri organi con metastasi, tra questi i più importanti sono i linfonodi ascellari che vengono asportati in parte come sentinella o totalmente.L’anatomopatologo interviene con procedure standard per misurare il tumore infiltrante e i rapporti con gli organi vicini; l’assenza o la presenza di metastasi classificate secondo codici ben precisi utilizzati poi per la diagnosi.
Un indicatore importante è l’indice proliferativo, che esprime la crescita delle cellule tumorali in percentuali: più il numero è elevato, maggiore è la proliferazione.

Il quadro è piuttosto complesso e determinato da diverse variabili, che condizionano l’evoluzione e la prognosi della malattia.

quali sono i numeri del cancro nel 2021

Cancro, nel 2021 calano i decessi

Lo scorso 20 Ottobre è stato presentato presso l’Istituto superiore di Sanità il volume I numeri del cancro in Italia 2021, che raccoglie i dati forniti da Aiom-Airtum.

Nella lettura dei dati non possiamo prescindere dal fatto che il volume è stato redatto durante la pandemia e che i risvolti sono stati evidenti anche sul progetto editoriale.

I dati del 2021

In Italia nel 2021 i tumori sono la causa di morte per 100.200 uomini e 81.100 donne.
Nel periodo tra il 2015 e il 2021, si riscontra una diminuzione di circa il 10% per gli uomini e l’8% circa per le donne.
Nella popolazione maschile rimane stabile l’incidenza del tumore al pancreas, mentre in quella femminile è ferma la mortalità per tumore ovarico e alla vescica e in aumento la percentuale di donne affette da tumore al polmone (+ 5%).
La percentuale di sopravvivenza a 5 anni è in incremento per tutti i tipi di tumore e in sette sedi tumorali negli uomini e 8 nelle donne le sopravvivenze si attestano su percentuali che in alcuni casi sfiorano il 90%.
In generale, la malattia con più alta prevalenza negli uomini è il tumore al pancreas, nelle donne il tumore alla mammella.

La pandemia: come ha influenzato i dati del report



Nell’analisi dei dati la pandemia ancora in atto ha influenzato i risultati in due modi: da un lato i servizi sanitari sono apparsi, almeno nel primo periodo, disorganizzati e ciò ha prodotto un ritardo nell’accesso alle cure e ai programmi di screening dei malati oncologici.
Dall’altro la riduzione della mortalità potrebbe essere legata al fatto che alcuni malati di cancro siano deceduti a causa del Covid  e in altri casi è stata propria la debolezza fisica indotta dal tumore a esporre il paziente al rischio Covid.

I numeri del cancro in Italia 2021 confermano quanto sia necessaria la prevenzione e che le cure, sempre più personalizzate e frutto di un approccio multidisciplinare sono sempre più performanti per la salute del paziente.

Metologia nelle Breast Units

Sophos Biotech partecipa alla fad sincrona sulla metologia nel processo delle Breast Units in programma il prossimo 29 settembre.
Le Breast Units sono team multidisciplinari di esperti con training senologico capaci di prendersi cura totalmente della donna affetta da neoplasia mammaria.
Le vari figure professionali svolgono un’azione sinergica e strutturata negli ambiti della prevenzione, diagnosi e cura della paziente.
Lo scopo del corso è quello di riflettere sulla metodologia da adottare per rendere davvero efficace l’approccio multidisciplinare delle Breast Unit.

combattere le fake news è un dovere

Fake news sul cancro

Le fake news sono sempre esistite, quello che è cambiato è la velocità con la quale le notizie false si diffondono generando confusione e falsi miti.

Infatti, con il dilagare dei social, delle nuove forme di comunicazione, basta un click perché una falsa informazione arrivi a milioni di persone. Fatto piuttosto grave se la disinformazione riguarda la salute e il cancro.
Cosa fare? L’unica soluzione è smentire la bugia con esempi reali e concreti utilizzando gli stessi canali.
Il web e i social devono diventare i mezzi per combattere i divulgatori di falsità.
Il portale tumoremaèveroche, fortemente voluto dall’AIOM, nasce con l’intento di fornire all’utente informazioni sicure sul cancro e di selezionare smentite ufficiali e autorevoli contro le fake news.

Fake news: smentiamone alcune

  • Una cura a base di vitamine permette di combattere il cancro? Falso.
    Le vitamine sono utili al funzionamento del nostro organismo, ma non è stato dimostrato che l’assunzione sia efficace per combattere il cancro e di conseguenza l’impiego di integratori, al di là di esigenze mediche specifiche, va scoraggiato.
  • È vero che una dieta ricca di grassi costituisce una cura valida per il cancro. Falso.
    Anzi, le evidenze scientifiche dimostrano che una dieta equilibrata, povera di zuccheri semplici e grassi, ma ricca di frutta e verdura sia da prediligere.

Ne abbiamo parlato qui.

Molto interessante la sezione sulle piante cosiddette miracolose e la menopausa.

  • L’artemisia annua distrugge il 98% di cellule cancerose in 16 ore. Falso.
    La pianta di per sé non rappresenta una cura contro il cancro, sebbene ci siano delle ipotesi sulla sua attività coadiuvante rispetto ai trattamenti classici contro il cancro.
  • È vero che le vampate di calore in menopausa sono indice di cancro al seno? Falso.
    I sintomi da menopausa sono fisiologici in questa fase della vita di una donna perché legati a cambiamenti ormonali. Infatti, la scienza più che collegare le vampate di calore a particolari forme tumorali, sta cercando di capire quale ormone in particolare ne determina la comparsa.

Notizia vera: dal cancro si guarisce

Le fake news smentite dal portale con prove scientifiche certe sono molte, ma ci fa piacere concludere con una notizia vera.
Si può guarire dal cancro? Vero.
La percentuale delle persone malate di cancro vive a molti anni dalla diagnosi è aumentata negli ultimi anni, grazie ai programmi di screening e ai miglioramenti delle terapie, farmacologiche e chirurgiche.
Per esempio, nel caso di tumore alla mammella, l’87% di donne vive dopo i 5 anni dalla diagnosi.
La sopravvivenza a 5 anni è un parametro adottato per quantificare la chance di guarigione, anche se in realtà alcuni tipi di tumore presentano delle recidive anche dopo questo lasso temporale.
In generale, però, il numero di persone vive a distanza di anni da una diagnosi oncologica è in aumento e questo non solo in Italia.

l'alopecia è tra le cause più temute della chemio

Chemioterapia e alopecia: il progetto Onco Hair

L’alopecia è tra le conseguenze più temute della chemioterapia, una volta superato lo choc per la diagnosi e la paura di morire a causa del tumore.
Circa il 47% delle donne la considera l’aspetto più difficile da accettare legato alle cure e il 10 % delle malate è tentato di rifiutare le cure, proprio per evitare la perdita dei capelli.

Onco Hair: protesi contro l’alopecia

Ad oggi il rimborso della parrucca non è previsto dal Sistema Sanitario Nazionale, anche se alcune regioni stanziano fondi a copertura parziale o totale per l’acquisto.
Il progetto Onco Hair, a cura dell’Associazione per il Policlinico Onlus, Fondazione Cariplo e CRLAB, dona protesi tricologiche di capelli naturali alle donne che vivono in condizioni economiche disagiate e devono affrontare il percorso della chemio.

Più che una parrucca si tratta di una protesi del capillizio altamente personalizzata, un progetto realizzato presso i laboratori CRLAB di Zola Pedrosa (Bologna) ed esportato in tutto il mondo.
La protesi è realizzata con capelli umani inseriti uno alla volta in una membrana polimerica biocompatibile coperta da brevetto.

Come migliorare l’immagine di sè durante la chemio


La guerra contro il cancro si combatte partendo dallo stato d’animo giusto.
Molte delle donne intervistate lamentano il senso di impotenza, di vergogna nell’indossare le parrucche tradizionali che spesso creano disagio spostandosi e attirando lo sguardo delle persone.
Sentirsi continuamente guardate come malate, aumenta la sofferenza psicologica.

Infatti, uno studio pilota realizzato da Salute Donne Onlus e condotto presso l’Istituto Nazionale Tumori di Milano ha misurato in 10 punti di miglioramento sulla scala BIS (scala dell’immagine corporea che va da 0 a 30) l’impatto positivo dell’indosso del dispositivo, rispetto alla parrucca.

I capelli, soprattutto nelle donne,  sono un elemento identitario fondamentale e nonostante la ricrescita dei capelli sia prevista dopo circa 3-6 mesi dalla fine delle cure, è bene capire qual è il modo migliore per convivere con i cambiamenti fisici indotti dalle cure.

screening donne straniere

Donne straniere, come coinvolgerle nei programmi di screening

Il progetto “Foreign Women Cancer Care” di AIMaC, Caritas, Istituto Regina Elena e Ospedale Fatebenefratelli di Roma nasce nel 2014 ed è finalizzato a informare e coinvolgere le donne straniere sui programmi di screening (tumore alla mammella e ovarico) e i risultati raggiunti sono andati oltre ogni aspettativa.

Donne straniere e cancro: ecco i dati

In Italia meno del 50 % delle donne straniere si sottopone a pap-test per il controllo del tumore della cervice uterina, contro il 72% delle donne italiane. Allo stesso modo meno del 43% esegue controlli regolari al seno, contro il 73% delle donne italiane.
Per questo le donne straniere arrivano alla diagnosi di tumore quando la malattia è già in stadio avanzato.

Fra le donne nate all’estero invitate a fare il Pap-test è stato individuato un sottogruppo di donne provenienti dai paesi a forte pressione migratoria (12% di tutte le donne), le quali mostrano una minore adesione allo screening rispetto alle donne italiane (39% vs 42%).
Se a un’analisi superficiale il gap di adesione potrebbe non sembrare così rilevante, l’analisi di dettaglio evidenzia che questa differenza aumenta con l’età.
Inoltre, il rischio di lesione di alto grado è del 75% maggiore nelle screenate straniere, accentuando di fatto la forbice tra le due popolazioni.
Altre ricerche indicano il basso stato socio-economico come fortemente penalizzante per le straniere e invece, lo stato di permanenza in Italia, come un fattore determinante nella crescita del numero dei pap-test.

La figura del mediatore lingustico per sensibilizzare

Di norma le barriere linguistiche, organizzative e culturali impediscono alle donne straniere di prendersi cura di sé stesse come dovrebbero.
Quindi risulta fondamentale la figura del mediatore linguistico.

Le donne straniere, infatti, non sono facilmente raggiungibili, in quanto spesso meno collegate al territorio.
In questo percorso è fondamentale la figura del mediatore linguistico, che ha anche una conoscenza approfondita delle realtà culturali dalle quali queste donne provengono e che quindi, è capace di comunicare partendo dalla conoscenza dell’altro.

Cosa fare quindi? Comunicare in maniera chiara e semplice.
Sappiamo come i tumori femminili per eccellenza si combattano con la prevenzione: pap-test e mammografia in primis, soprattutto superata una certa soglia di età.
Importante è coinvolgere nei programmi di screening anche le bambine tra gli 11 e i 12 anni che possono essere vaccinate gratuitamente contro l’HPV.


tumore al seno

È tempo di vita… in cucina

“È tempo di vita… in cucina” è il ricettario, ricco di procedimenti veloci e gustosi che le donne affette da tumore al seno possono preparare in tutta tranquillità.

Il tumore al seno è una patologia che, solo in Italia, interessa circa 37.000 donne. Al di là della cifra, che comunque va a denunciare una situazione di gravità estrema, è importante porre l’attenzione sulle conseguenze e i cambiamenti delle terapie sullo stile di vita.

Il primo fattore di cambiamento è quello legato ovviamente alla salute, poiché quando il tumore è curabile, va tenuto sotto controllo con cure e screening adeguati.
Nonostante i passi avanti della ricerca, sappiamo quanto convivere con la malattia abbia risvolti psicologici importanti, che non possono non influenzare la qualità della vita della paziente.
Il 40% è costretta a lasciare il lavoro e il 60% vive con disagio il rapporto con il partner.
Recenti ricerche dimostrano come 4 donne su 10 affermano di aver perso il piacere del cibo e circa un terzo del campione esaminato dichiara di aver poca voglia di cucinare, perché considera la cucina fonte di stress.  
Inoltre, bisogna considerare le conseguenze fisiche della radio e della chemioterapia sulla deglutizione, sull’apparato digerente, che rendono difficoltoso l’approccio al cibo.

È tempo di vita… in cucina, per ripartire dai fornelli

“E’ tempo di vita”, è il progetto nato cinque anni fa con l’obiettivo di dar voce alle donne con tumore al seno rispondendo a dubbi e offrendo soluzioni pratiche nella quotidianità.
Un progetto legato anche al tema dell’alimentazione e che vede la food blogger Chiara Maci come testimonial d’eccezione.

La popolare foodblogger e conduttrice televisiva, assieme alla biologa e nutrizionista dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Anna Villarini, ha collaborato attivamente realizzando per questo progetto un ricettario, scritto con l’intento di dare un aiuto concreto alle donne che combattono contro il tumore al seno offrendo loro ricette veloci, ma in grado di portare in tavola entusiasmo e convivialità.

Uno dei centri focali del progetto, “È tempo di vita… in cucina”, come facilmente intuibile, è il cibo.
Cibo come aiuto, cibo come sostegno, cibo come incentivo a non mollare. Alle terapie oncologiche purtroppo molto spesso vengono associati comportamenti autodistruttivi quali obesità, alcolismo e di conseguenza un corretto approccio al mondo dell’alimentazione diventa necessario.

Perché l’amore per la vita e per se stesse, non può non passare per il cibo.

ricerca

Menarca precoce e menopausa tardiva tra le cause del tumore al seno


Una recente ricerca dell’Università di Oxford, pubblicata sulla rivista The Lancet Oncology, conferma il rapporto tra il menarca precoce, la menopausa tardiva e lo sviluppo del tumore al seno.
In poche parole, più lunga è l’eta riproduttiva della donna, più cresce la predispozione alla patologia.
Il legame tra la durata dell’età riproduttiva della donna e la comparsa del tumore al seno è ampiamente dimostrato.

La ricerca ha raccolto i dati confrontando 120mila pazienti con tumore al seno con 300mila donne sane.
A incidere sulla frequenza della malattia sono gli ormoni femminili, infatti a mediare tra l’aumento del rischio e la durata del periodo fertile è l’esposizione agli ormoni steroidei prodotti dalle ovaie, che agiscono direttamente sullo sviluppo e la funzione della mammella.
Infatti, il ciclo prococe stimolando eccessivamente la ghiandola mammaria in un periodo critico e di sviluppo della stessa, esporrebbe la donna a un rischio maggiore.

La ricerca, inoltre, conferma che la comparsa precoce del ciclo possa influenzare lo sviluppo del tumore lobulare, più che del duttale.
Il primo è più difficile da diagnosticare e ha una maggiore propensione alle recidive in anni successivi.
Cosa fare?
La prevenzione rimane l’arma più potente nelle mani di una donna, fare visite specifiche per fasce d’età e intensificare i controlli dopo i 40 anni.
Difatti, il rischio di ammalarsi di carcinoma della mammella aumenta con il progredire dell’età fino alla menopausa (50-55anni) per rallentare dopo.
Tale andamento è correlabile al progressivo stimolo proliferativo che gli ormoni femminili (estrogeni) esercitano sull’epitelio mammario oltre alla copertura dei programmi di screening.
Inoltre, adottare uno stile di vita sano, praticare attività aerobica regolare ed eliminare le cattive abitudini, come il fumo, sono le scelte giuste per preservare la propria salute.






Tumore al seno, prevenzione e fasce d’età

Ogni anno, secondo le stime di AITUM_AIOM_ Fondazione Aiom, vengono diagnosticati 55.000 nuovi casi di tumore al seno.
Grazie ai progressi della medicina e agli screening per la diagnosi precoce, oggi circa 9 donne su 10 sono ancora vive 5 anni dopo la diagnosi e 8 su 10 lo sono dopo 10 anni.

Questi dati ci fanno capire quanto fare controlli costanti e agire sulle cause scatenanti siano elementi importanti al fine di diminuire l’incidenza del cancro al seno sulla mortalità femminile.
La prevenzione del tumore al seno dovrebbe cominciare verso i 20 anni, con controlli annuali eseguiti dal ginecologo o da uno specialista, che eseguirà un’ecografia e dopo i 50 anni, una mammografia almeno ogni due anni.

La prevenzione del tumore al seno differenziata per fasce anagrafiche.

L’autopalpazione
L’autopalpazione è un esame che ogni donna può eseguire comodamente a casa.
Si svolge attraverso l’osservazione di eventuali mutazioni alla forma del seno o del capezzolo e la palpazione, volta a scoprire la presenza di piccoli noduli che prima non c’erano.
L’autopalpazione, a partire dai 20 anni, può essere effettuata una volta al mese tra il settimo e il quattordicesimo giorno del ciclo. Rispettare questi tempi è importante perché la struttura del seno si modifica in base ai cambiamenti ormonali mensili, e si potrebbero di conseguenza creare, in alcuni casi, confusioni o falsi allarmi.
Tra i 40 e i 50 anni, il numero dei casi di tumore al seno aumenta notevolmente, quindi l’autoesame è particolarmente raccomandato. Con l’aumento dell’età e l’insorgere della menopausa, l’osservazione e la palpazione del seno può e deve essere eseguita indistintamente dal periodo del mese.

Visita senologica
È l’esame clinico completo del seno eseguito da uno specialista.
Il senologo si occupa dell’anamnesi, ovvero della raccolta di informazioni, quali la familiarità alla malattia, l’età del primo ciclo, le gravidanze, l’alimentazione. Solo dopo aver raccolto queste informazioni, il medico passa all’osservazione e la palpazione del seno.
In molti casi è previsto un esame ecografico, utile a chiarire situazioni sospette.

La mammografia
Gli studi scientifici e le linee guida internazionali dimostrano che sottoporsi a una mammografia con regolarità, dopo i 40 anni,  riduce rispettivamente del 20% e del 40% la mortalità per tumore alla mammella.
Mentre la mammografia non è raccomandata tra i 20 e i 30 anni, perché la struttura troppo densa del tessuto mammario, renderebbe i risultati poco chiari, fatta eccezione per le donne giovani con un alto rischio (importante storia familiare di carcinoma mammario o presenza di mutazione di BRCA1 e/o BRCA-2).
Nelle donne positive al test genetico BRCA1 o 2 è indicata anche una risonanza magnetica annuale.

In cosa consiste la mammografia?
È un esame radiografico non invasivo del seno, effettuato attraverso una bassa dose di raggi X. L’esame consiste nella compressione della mammella tra due piastre ricoperte al fine di facilitare la diagnostica.
La sonda esamina con cura la morfologia del seno, mettendo in evidenza anomalie, ovvero noduli non visibili con l’autopalpazione.
Il controllo, che dura pochi muniti, va effettuato nei giorni dal 5° al 12° dopo la comparsa del ciclo.
La mammografia è un esame indispensabile per quelle donne che non riscontrano nessun sintomo o segno, perché permette di diagnosticare patologie ancora troppo piccole.

Test genetici
È importante precisare che la maggior parte dei tumori è di origine sporadica, ovvero si manifesta senza nessun legame con la storia genetica, per questo solo in alcuni casi è possibile parlare di trasmissione del gene mutato dai genitori ai figli.
Quindi la ricerca ha messo  a punto test genetici che ricostruiscono la storia genetica della paziente, soprattutto se questo ha avuto casi di tumore al seno in famiglia.
I geni  BRCA1 e BRCA2 predispongono al cancro al seno e  a quello ovarico.
Il medico può suggerire un consulto con un genetista se la persona ha un familiare portatore di mutazione genetica, ha avuto un tumore al seno prima dei 36 anni oppure prima dei 50 anni e ha un familiare di primo grado (fratello, figlio, figlia) che ha avuto forme tumorali.
Avere ereditato la mutazione non significa essere certi di contrarre prima o poi la malattia, piuttosto equivale ad avere un rischio più elevato rispetto a chi non ha la mutazione. Il test genetico è uno strumento che permette di stabilire un piano di prevenzione individuale e controlli frequenti.

Oggi le donne dispongono di strumenti molto efficaci a individuare la presenza di un tumore nella fase iniziale, così da poter agire per tempo.