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Fertilità dopo il cancro: sempre più possibile

9 Agosto 2023

La fertilità dopo il cancro è possibile, ma raggiungere quest’obiettivo rappresenta un viaggio carico di speranza e sfide uniche.
Questo percorso, spesso intricato, richiede non solo la tenacia di superare la malattia, ma anche una pianificazione attenta e una cura adeguata.
Dalla consulenza medica specialistica all’esplorazione delle opzioni di fertilità, passando per il supporto emotivo, molte sono le tessere da inserire in questo mosaico complesso.
Attraverso un impegno senza sosta e un’attenzione accurata, si apre la possibilità di realizzare il sogno di diventare genitori, con speranza e resilienza.

Vediamo, ora, nel dettaglio quali sono le strategie che consentono alle pazienti affette da tumori ginecologici, di avere dei figli.

Secondo i dati, i tumori più diffusi tra le donne under 45, cioè in età fertile, sono il tumore al collo dell’utero (35% delle neoplasie ginecologiche), tumore dell’ovaio (7%) e tumore dell’endometrio (6%).

Negli ultimi anni la maggiore adesione ai programmi di screening e delle cure ha portato a un netto miglioramento della qualità di vita delle pazienti oncologiche, nonostante fare figli in età avanzata faccia registrare un aumento del numero di casi tra le donne che non hanno ancora avuto figli.

Le cure contro il cancro possono determinare una condizione di sterilità secondaria.
Infatti, sia la chemioterapia che la radio, seppur in maniera diversa, vanno a colpire i tessuti circostanti e in particolare le cellule riproduttive.

Qual è l’approccio migliore per preservare la fertilità dopo il cancro?

Innanzitutto, è sempre più indispensabile un approccio multidisciplinare alla cura della paziente, con il coinvolgimento di oncologo, ginecologo, medico della riproduzione, un team che valuti in maniera approfondita e personalizzata il percorso da seguire.

In particolare, una diagnosi precoce di alcuni tipi di tumore, come quello alla cervice uterina, può beneficiare di interventi definiti “fertility-sparing”, miranti a preservare la capacità produttiva, lasciando intatti gli organi riproduttivi.

Una chirurgia poco invasiva con una conseguente riduzione dei tempi di permanenza in ospedale, minor dolore e ritorno in tempi brevi alla vita quotidiana.

Qualora ciò non fosse possibile, la fertilità può essere preservata con metodiche di procreazione medicalmente assistita.

Tra queste menzioniamo la crioconservazione degli ovociti, che rappresenta la soluzione prioritaria per le pazienti prima di intraprendere trattamenti chemio/radioterapici.

In parallelo, può essere contemplato l’uso di farmaci che bloccano l’attività ormonale ovarica, noto come soppressione ovarica.
Sebbene questa tecnica risulti indubbiamente vantaggiosa, essa non può sostituire la criopreservazione degli ovociti.

Ancora in fase di sperimentazione, il congelamento del tessuto ovarico, tecnica praticata in pochi centri al mondo, con problematiche annesse relative al trapianto del tessuto dopo le cure.

La prevenzione rimane, comunque, una delle strategie più efficaci: per esempio contro il tumore alla cervice uterina, sappiamo con certezza che una delle cause è il papilloma virus, contro il quale oggi abbiamo un vaccino altamente preformante da somministrare a ragazzi e ragazze prima dell’inizio dell’attività sessuale.

Inoltre, non dimentichiamo i programmi di screening e controlli regolari come il pap-test, che rappresentano strumenti capaci di diagnosticare le lesioni pre-neoplastiche e di trattarle prima che diventino una neoplasia invasiva.

In definitiva, incoraggiando un approccio olistico alla preservazione della fertilità dopo il cancro, sia attraverso interventi di fertility-sparing, sia con la criopreservazione degli ovociti o l’uso ponderato della soppressione ovarica, poniamo una pietra miliare nella via verso una terapia oncologica più consapevole e personalizzata, consentendo alle pazienti di affrontare il futuro con speranza.