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Tumor board: la multidisciplinarietà contro il cancro

1 Gennaio 2024

Il concetto di “tumor board” rappresenta la nuova frontiera nella lotta al cancro.
I tumor board, istituzionalizzati in alcuni paesi, massimizzano le possibilità di guarigione dei pazienti, offrendo un percorso diagnostico e terapeutico personalizzato.
In Italia, sebbene la pratica stia crescendo rapidamente, non è ancora uniformemente diffusa tra i centri oncologici, ma ci si auspica che diventino parte integrante dei LEA per garantire cure eccellenti a tutti i pazienti.

Cosa sono i LEA?

I Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) rappresentano l’insieme dei servizi sanitari garantiti dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in Italia. Si tratta di prestazioni fondamentali e omogenee a livello nazionale, come visite specialistiche, interventi chirurgici, cure ospedaliere, assistenza primaria e farmaci essenziali, ciò per garantire un livello minimo di assistenza per tutti i cittadini.
Ad esempio, sono inclusi nei LEA esami diagnostici, terapie salvavita o interventi chirurgici urgenti.

Per spiegare come la multidisciplinarietà dei tumor board sia essenziale, facciamo riferimento al 12esimo Rapporto sulla condizione assistenziale dei malati oncologici della FAVO (Federazione italiana delle Associazioni di Volontariato in oncologia) e, in particolare, alla sezione dedicata alla gestione multidisciplinare, ai dislivelli sul territorio italiano e alle proposte per il futuro.

LEA e multidisciplinarietà in oncologia

Se da un lato il progresso della scienza biomedica, cure, farmaci molecolari e nuovi dispositivi impiantabili anche grazie all’aiuto dell’intelligenza artificiale hanno migliorato la qualità di vita dei pazienti, garantendo soluzioni sempre più innovative e meno invasive; dall’altro il progresso scientifico ha un costo, più o meno sostenibile dai sistemi sanitari mondiali.

Pensiamo a quello nostrano. Il Servizio Sanitario Nazionale in Italia è uno dei pochi ad aver mantenuto un approccio universalistico, nonostante le differenze nell’accesso alle cure tra zone d’Italie e all’interno della stessa regione.
Ma quanto contano tutta questa tecnologia e innovazione?

I dati riportati nel Rapporto, confermano come non vi sia correlazione tra le risorse disponibili e i risultati della salute e che a farla da padrone sia ancora il “fattore umano”, anche se non basta un solo esperto per ottenere i migliori risultati nelle cure mediche attuali.

Se nel 1970 bastavano in media due professionisti per trattare un paziente in ospedale, oggi servono le competenze di 15 professionisti diversi, ognuno con una specializzazione più approfondita e meno generalista.

Atul Gwande, chirurgo generale al Brigham and Women’s Hospital di Boston, noto per aver introdotto le checklist in chirurgia, ha sottolineato in un famoso “Ted Talk” del 2012 che il medico è l’arma fondamentale per migliorare la medicina.

Gwande parla di una nuova figura professionale che deve sviluppare tre competenze: valutare e misurare errori o sprechi, trovare soluzioni per i problemi quotidiani nell’ambito della gestione e implementare queste soluzioni attraverso il lavoro di squadra.

Ciò che emerge dai dati e dalla letteratura scientifica è che l’organizzazione del lavoro è fondamentale per una cura efficace.
Un articolo recente sul British Medical Journal sottolinea che il lavoro multidisciplinare è relativamente conveniente e migliora la qualità delle cure.

Allo stesso tempo, evidenzia i limiti della medicina tradizionale centrata sul singolo professionista, suggerendo che l’organizzazione coordinata del lavoro è cruciale per il miglioramento.

Fare rete, anche contro il cancro

In Italia, il lavoro in “rete”, soprattutto in oncologia, sta crescendo, ma in modo disomogeneo e varia a seconda delle patologie.

Secondo la FAVO, il trend positivo ha avuto inizio nel 2014, con le “Linee di indirizzo sulle modalità organizzative ed assistenziali della rete dei Centri di Senologia“, frutto della collaborazione tra Governo, Regioni e Province Autonome di Trento e Bolzano.

Secondo il documento, il Centro di Senologia è un modello specializzato nell’assistenza a donne affette da carcinoma mammario, gestito da un team multidisciplinare con esperienza specifica in questo campo, che si occupa della diagnosi, cura e riabilitazione psicofisica delle pazienti.

Inoltre, nel 2017, il Centro di Senologia è stato incluso nei Livelli Essenziali di Assistenza (Gazzetta Ufficiale n° 65 supplemento ordinario n°15), e riconosciuto ulteriormente nel documento Stato – Regioni sulle reti oncologiche n°59 del 17/04/2019.

Tumor board e gestione integrata delle cure oncologiche

La nascita dei “tumor board” sta diventando una pratica sempre più diffusa, anche se non uniforme.
Il modello proposto richiede un approccio multidisciplinare per migliorare la qualità delle cure e deve essere supportato da infrastrutture, competenze e procedure chiaramente definite.

Sentiamo parlare sempre più spesso di tumor board review (TBR) o multidisciplinary team (MDT), per indicare team multidisciplinari e multiprofessionali, coinvolti nella cura del paziente oncologico, dall’individuazione della cura migliore al follow-up.
Laddove la letteratura scientifica conferma quanto essere assistiti da un team che collabora migliora la sopravvivenza, cambiando anche la diagnosi iniziale.

Gli sforzi per migliorare la gestione integrata delle cure oncologiche sono in corso, ma esistono ancora profonde disuguaglianze nella qualità dell’organizzazione delle cure nel trattamento del cancro.

Per approfondire ti invitiamo a leggere il Rapporto completo.

In conclusione, la proposta degli esperti è che la gestione integrata multidisciplinare, rappresentata dai “tumor board”, diventi un livello essenziale di assistenza, così da garantire l’accesso a cure di qualità per tutti i pazienti affetti da tumore.