Passa al contenuto principale

Tag: prevenzione

screening donne straniere

Donne straniere, come coinvolgerle nei programmi di screening

Il progetto “Foreign Women Cancer Care” di AIMaC, Caritas, Istituto Regina Elena e Ospedale Fatebenefratelli di Roma nasce nel 2014 ed è finalizzato a informare e coinvolgere le donne straniere sui programmi di screening (tumore alla mammella e ovarico) e i risultati raggiunti sono andati oltre ogni aspettativa.

Donne straniere e cancro: ecco i dati

In Italia meno del 50 % delle donne straniere si sottopone a pap-test per il controllo del tumore della cervice uterina, contro il 72% delle donne italiane. Allo stesso modo meno del 43% esegue controlli regolari al seno, contro il 73% delle donne italiane.
Per questo le donne straniere arrivano alla diagnosi di tumore quando la malattia è già in stadio avanzato.

Fra le donne nate all’estero invitate a fare il Pap-test è stato individuato un sottogruppo di donne provenienti dai paesi a forte pressione migratoria (12% di tutte le donne), le quali mostrano una minore adesione allo screening rispetto alle donne italiane (39% vs 42%).
Se a un’analisi superficiale il gap di adesione potrebbe non sembrare così rilevante, l’analisi di dettaglio evidenzia che questa differenza aumenta con l’età.
Inoltre, il rischio di lesione di alto grado è del 75% maggiore nelle screenate straniere, accentuando di fatto la forbice tra le due popolazioni.
Altre ricerche indicano il basso stato socio-economico come fortemente penalizzante per le straniere e invece, lo stato di permanenza in Italia, come un fattore determinante nella crescita del numero dei pap-test.

La figura del mediatore lingustico per sensibilizzare

Di norma le barriere linguistiche, organizzative e culturali impediscono alle donne straniere di prendersi cura di sé stesse come dovrebbero.
Quindi risulta fondamentale la figura del mediatore linguistico.

Le donne straniere, infatti, non sono facilmente raggiungibili, in quanto spesso meno collegate al territorio.
In questo percorso è fondamentale la figura del mediatore linguistico, che ha anche una conoscenza approfondita delle realtà culturali dalle quali queste donne provengono e che quindi, è capace di comunicare partendo dalla conoscenza dell’altro.

Cosa fare quindi? Comunicare in maniera chiara e semplice.
Sappiamo come i tumori femminili per eccellenza si combattano con la prevenzione: pap-test e mammografia in primis, soprattutto superata una certa soglia di età.
Importante è coinvolgere nei programmi di screening anche le bambine tra gli 11 e i 12 anni che possono essere vaccinate gratuitamente contro l’HPV.


L’uso di contraccettivi combinati aumenta il rischio di cancro al seno?

L’uso di contraccettivi spesso viene limitato o vietato nelle donne predisposte a sviluppare il cancro al seno, perché contengono quegli stessi ormoni, prodotti naturalmente dalle donne, accusati di essere determinanti nell’insorgere del tumore.
I CHC, i contraccettivi combinati, contengono sia progesterone sia estrogeni e sono i metodi più usati al mondo, con una percentuale media di utilizzo del 18% nelle donne tra i 14 e i 49 anni.
Questa fascia di età è anche la più esposta al tumore al seno, mentre altri tipi di patologie sono concentrate nella fase post menopausa.

Uno studio condotto da ricercatori italiani dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha cercato di mettere in dubbio questa relazione.
La ricerca ha preso in esame un campione di 2927 donne con familiarità con la malattia, anche portatrici della mutazione BRCA.
Il 10,1 % delle pazienti aveva già avuto il tumore etro i 50 anni.
L’analisi ha rivelato che l’uso di contraccettivi combinati non aumenta il rischio di tumore, anche in caso di familiarità elevata.

Negli ultimi anni, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivisto i criteri di idoneità medica dei CHC, proprio in seguito alle numerose ricerche svolte sull’argomento.
Inoltre i contraccettivi sono già usati nella lotta contro forme di cancro molto aggressive, come quello all’ovaio e all’endometrio.

Incrociando dati diversi, come la comparsa del menarca, l’età della prima gravidanza, gli anni d’uso dei CHC, non è stata rivelata nessuna connessione tra questi ultimi e lo sviluppo del tumore al seno, anche in presenza di predisposizione familiare o genetica.
Infatti i risultati forniscono informazioni importanti: non solo non è emersa nessuna correlazione tra pillola e rischio tumorale, ma non è stata registrata nessuna differenza tra donne a rischio intermedio, ad alto rischio e con BRCA.

E’ importante ricordare che l’uso della pillola può incidere anche su altre patologie cardiovascolari e metaboliche.
Consultare il proprio medico curante per avere un’idea completa dei pro e dei contro è sempre la scelta migliore.


Prevenzione: consumo di verdure a foglia

È ormai noto come un’alimentazione sana contribuisca al benessere dell’organismo e quanto il consumo di verdure a foglia sia determinante nella prevenzione dei tumori.
Infatti in alcuni cibi sono presenti sostanze che favoriscono l’insorgere della malattia, come i nitrati, le aflatossine e i grassi e le proteine animali.

Quindi un’alimentazione corretta richiede soprattutto di ridurre l’apporto di tali sostanze, favorendo l’assunzione di cibi ricchi di fibre e vitamine.
Occorre consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura durante il giorno, privilegiando l’uso di cereali, pane, pasta e riso integrali e legumi.

Una ricerca di EPIC (European Prospective investigation into cancer and nutrition study) dimostra che le verdure a foglia, sia cotte che crude, in quanto ricche di antiossidanti, rappresentano una potente arma di difesa contro il tumore al seno.

Lo studio è stato condotto su 31mila donne reclutate in vari centri italiani, delle quali si conoscevano perfettamente le abitudini alimentari.
Nel campione 1000 donne hanno sviluppato il tumore al seno e le persone sane erano quelle che consumanvano abitualmente alimenti anti cancro.

Le verdure a foglia: come consumarle

Spinaci, cicoria, bieta, lattuga vanno consumate sia cotte che crude. Ancora meglio se condite con olio extra vergine di oliva.
Le verdure a foglia verde, come insalata, erbette e spinaci, sono molto ricche di folati che proteggono il DNA da mutazioni potenzialmente cancerogene.
I dati emersi da numerosi studi sono molto interessanti, perché forniscono indicazioni utili per una strategia di prevenzione primaria del tumore al seno.
In particolare è stato evidenziato come, all‘aumentare del consumo di tutte le verdure, diminuisce il rischio di sviluppare un tumore al seno.
Oltre alle verdure, gli ortaggi (peperoni, ricchi di antiossidanti e vitamina C, melanzane, zucchine, fagiolini, carciofi, ecc.), utilizzati soprattutto cotti e i pomodori crudi svolgono un ulteriore ruolo protettivo.

 L’indicazione principale che deriva da questo studio e altre ricerche, è quella di aumentare in generale la presenza delle verdure sulle nostre tavole, con particolare attenzione alla varietà e all’origine.